11 luglio 2025

Todde: tra legalità, autonomia e un senso di smarrimento.

Seguo con attenzione – e con crescente amarezza – la vicenda che riguarda Alessandra Todde. E lo dico chiaramente: non mi interessa fare il tifo per una parte o per l’altra. Non mi interessa chi ha vinto o perso le elezioni, ma il rispetto delle regole, della verità e – soprattutto – del senso di giustizia. Ho letto con attenzione le motivazioni del Collegio di garanzia della Corte d’Appello di Cagliari. Non sono parole leggere: parlano di conti non aperti, mandati mancanti, documentazione incompleta. Non è una questione politica, è una questione tecnica, formale, ma anche morale. Perché la trasparenza in una campagna elettorale non è una scocciatura burocratica: è la base della fiducia. È ciò che ci permette di credere che il voto sia libero, pulito, e che tutti – proprio tutti – giochino con le stesse regole. Eppure, dall’altra parte, non posso ignorare quello che Todde sta dicendo. Il suo ricorso alla Corte Costituzionale apre una questione enorme: chi ha davvero il potere di far decadere una presidente eletta dal popolo sardo? Un collegio tecnico, o il Consiglio regionale? È un conflitto sottile, ma potente, tra giurisdizione e autonomia, tra la macchina dello Stato e la sovranità di una Regione che ha uno statuto speciale. E allora mi sento in mezzo. Diviso tra due verità. Da una parte il rigore della legge, che non può piegarsi per nessuno. Dall’altra, il rispetto per una legittimazione popolare che – volenti o nolenti – va riconosciuta. Ma c’è qualcosa che mi pesa di più di tutto: il silenzio della politica, che sembra usare questa vicenda solo come arma di scontro, invece di fermarsi a riflettere sul sistema. Perché se davvero le regole sono state violate, lo si dica chiaramente e si agisca. Ma se invece c’è un conflitto istituzionale profondo, non può essere ridotto a una guerra di comunicati stampa. Sono deluso. E anche un po’ stanco. Perché in questa terra, così bella e fragile, non c’è più spazio per ambiguità, per giochi di palazzo, per opacità. O si sceglie di essere seri fino in fondo, o tutto diventa solo teatro. Io, da cittadino, voglio chiarezza, verità, rispetto delle regole – ma anche rispetto del popolo sardo. Non è chiedere troppo. È chiedere giustizia.


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