04 agosto 2025

Le stagioni che finiscono male. E quelle che non cominciano mai


Il caso Todde, tra diritto, responsabilità politica e una Sardegna che continua a rinviare la propria maturità istituzionale. 

di Paolo Corrias

C’è un momento, in ogni vicenda pubblica, in cui la cronaca diventa storia. E in cui la storia chiede conto non solo dei fatti, ma della visione. Il caso della presidente Todde, al centro di un intricato contenzioso giuridico-politico, sembra essere arrivato a quel momento.

Dietro le carte bollate e le firme “a coccarda” depositate in Tribunale, c’è molto più di una lite elettorale: c’è una Sardegna che rischia di ripetere l’ennesimo fallimento, perché non ha voluto (o saputo) imparare dai precedenti.

La vicenda giudiziaria che coinvolge la presidente Todde, e su cui Paolo Maninchedda ha scritto un articolato editoriale su Sardegna e Libertà il 2 agosto, è arrivata a un punto critico. L’appello è stato depositato. I termini sono scaduti. Ma invece di chiarezza, abbiamo l’eco di un errore: secondo il giurista Fercia, il ricorso potrebbe essere addirittura inammissibile per una questione di metodo.

Un errore da manuale. Uno di quelli che nemmeno in una simulazione d’esame si dovrebbero commettere. Eppure è lì, nero su bianco, e rischia di rendere definitiva la sentenza di primo grado.

Ma ciò che mi colpisce davvero, da semplice cittadino, è il simbolo che questa vicenda rappresenta. L’ennesima stagione politica nata all’insegna del cambiamento che finisce schiacciata sotto il peso della sua impreparazione. Della sua fretta. Della sua presunzione.

La Todde, all’inizio, aveva rappresentato per molti un’alternativa vera: una donna competente, un volto nuovo, la promessa di un’altra Sardegna. Non quella dei notabili o delle clientele. Non quella delle chiacchiere da corridoio regionale. E invece, dopo pochi mesi, ci troviamo a fare i conti con errori clamorosi, scelte discutibili e una gestione del potere che non sembra affatto diversa da quella di chi è venuto prima.

Nel racconto di Maninchedda si percepisce chiaramente il disagio di chi conosce i meccanismi istituzionali ma sa anche quanto siano fragili, e facilmente aggirabili. La paura del “revanscismo giudiziario”, la circolazione selvaggia degli atti legali, il sospetto che la politica venga oggi combattuta più nei tribunali che nelle piazze o nei consigli comunali.

È questo che ci deve preoccupare: non solo chi perde, ma come si perde. Non solo chi ha sbagliato, ma cosa si è costruito per evitarlo. E soprattutto: perché chi prometteva rigore, trasparenza e competenza ha finito per inciampare proprio su quei terreni.

Forse sono ingenuo, ma continuo a credere che la politica possa (e debba) essere un luogo alto. Un luogo in cui si risolvono i conflitti, non dove si creano. Un luogo in cui la fiducia del cittadino non viene barattata con una campagna social, o con una difesa mal scritta.

E invece vedo un teatrino stanco, dove anche chi viene presentato come "nuovo" parla, agisce e sbaglia come chi c’era già. Dove le responsabilità non si assumono mai, ma si scaricano. Dove il linguaggio è tutto e la sostanza poco o nulla.

Cosa verrà dopo? Questa è la domanda vera. Se la presidente dovesse decadere, se il Consiglio regionale fosse sciolto, se si tornasse alle urne… cosa ci aspetta? Un’altra campagna di slogan? Un’altra ondata di illusioni? Un’altra corsa al potere mascherata da progetto civico?

Oppure, finalmente, qualcosa di più maturo? Persone preparate, capaci, con una visione chiara, che conoscano i regolamenti e soprattutto la realtà delle persone che vivono in questa terra difficile e meravigliosa?
Lo spero. Ma non lo do per scontato.

Ciò che stiamo vivendo non è solo una crisi politica o giuridica. È una crisi di credibilità, di competenza, di profondità.

E allora permettetemi una riflessione conclusiva, che non è un j’accuse ma un richiamo civile:

"Cara Sardegna, svegliati tu.
Svegliati prima di continuare a delegare la tua voce a chi non la sa usare. A chi urla ma non costruisce. A chi difende ma non governa. A chi promette, ma poi scompare quando le cose si fanno difficili."

Le stagioni finiscono. Ma a volte neanche cominciano davvero. Tocca a noi fare in modo che la prossima non sia solo una replica.


0 comments:

Posta un commento