09 agosto 2025

Sant’Elia, una vittoria della memoria sul cemento verde


 

Ci sono notizie che, al di là delle sigle e delle carte ufficiali, parlano direttamente al cuore di una comunità. La decisione del ministro Guido Crosetto di escludere il colle di Sant’Elia dal bando per i parchi fotovoltaici dell’Agenzia Difesa Servizi non è soltanto un atto amministrativo: è un segnale che, quando le istituzioni ascoltano il territorio, la tutela del paesaggio può vincere sulle logiche dell’occupazione indiscriminata degli spazi.

Non si tratta di un rifiuto alle energie rinnovabili, anzi, sono una necessità urgente, ma della consapevolezza che non tutti i luoghi possono essere sacrificati sull’altare di un progresso mal pianificato. Sant’Elia, con i suoi 37 ettari affacciati sul mare, non è solo “terra militare dismessa”: è un punto d’orizzonte, un archivio di memoria, un simbolo identitario per Cagliari e per la Sardegna.

L’accordo Stato-Regione del 2008, spesso dimenticato, viene oggi richiamato a protezione di questo lembo di costa. È un precedente importante: dimostra che le promesse, se tenute vive dalla volontà politica e dalla mobilitazione civica, possono essere rispettate.

Il merito di questo risultato va condiviso: alla Regione, al Comune, alle associazioni e ai cittadini che hanno difeso la vocazione del luogo; ma anche al ministero che ha saputo leggere lo spirito della richiesta. È una rara convergenza in tempi di conflitti istituzionali e di contrapposizioni sterili.

Sant’Elia resterà com’è: un guardiano silenzioso sul mare, un confine tra la città e l’orizzonte, una pagina di paesaggio che non può essere riscritta. Non è solo un trionfo del buon senso, ma una vittoria della memoria. Perché ci sono luoghi che non appartengono davvero né allo Stato né alla Regione: appartengono alla gente che li vive, li guarda, li ricorda.

E allora, lasciamolo così com’è, Sant’Elia:

col suo vento che sa di sale, le ombre lunghe al tramonto che allungano il profilo delle rocce, le storie invisibili che si mescolano al rumore delle onde.

Lasciamolo ai passi lenti di chi sale per guardare la città dall’alto, agli occhi che cercano l’orizzonte come promessa di libertà, ai ricordi che sanno trovare posto tra i cespugli di lentisco e il canto dei gabbiani.

Perché certi luoghi non hanno bisogno di essere trasformati: devono solo essere custoditi, come si custodisce una parola importante, pronunciata una volta sola e mai dimenticata.

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