Ci sono notizie che, al
di là delle sigle e delle carte ufficiali, parlano direttamente al cuore di una
comunità. La decisione del ministro Guido Crosetto di escludere il colle di
Sant’Elia dal bando per i parchi fotovoltaici dell’Agenzia Difesa Servizi non è
soltanto un atto amministrativo: è un segnale che, quando le istituzioni
ascoltano il territorio, la tutela del paesaggio può vincere sulle logiche
dell’occupazione indiscriminata degli spazi.
Non
si tratta di un rifiuto alle energie rinnovabili, anzi, sono una necessità
urgente, ma della consapevolezza che non tutti i luoghi possono essere
sacrificati sull’altare di un progresso mal pianificato. Sant’Elia, con i suoi
37 ettari affacciati sul mare, non è solo “terra militare dismessa”: è un punto
d’orizzonte, un archivio di memoria, un simbolo identitario per Cagliari e per
la Sardegna.
L’accordo
Stato-Regione del 2008, spesso dimenticato, viene oggi richiamato a protezione
di questo lembo di costa. È un precedente importante: dimostra che le promesse,
se tenute vive dalla volontà politica e dalla mobilitazione civica, possono
essere rispettate.
Il
merito di questo risultato va condiviso: alla Regione, al Comune, alle associazioni
e ai cittadini che hanno difeso la vocazione del luogo; ma anche al ministero
che ha saputo leggere lo spirito della richiesta. È una rara convergenza in
tempi di conflitti istituzionali e di contrapposizioni sterili.
Sant’Elia
resterà com’è: un guardiano silenzioso sul mare, un confine tra la città e
l’orizzonte, una pagina di paesaggio che non può essere riscritta. Non è solo
un trionfo del buon senso, ma una vittoria della memoria. Perché ci sono luoghi
che non appartengono davvero né allo Stato né alla Regione: appartengono alla
gente che li vive, li guarda, li ricorda.
E allora, lasciamolo
così com’è, Sant’Elia:
col suo vento che sa di
sale, le ombre lunghe al tramonto che allungano il profilo delle rocce, le
storie invisibili che si mescolano al rumore delle onde.
Lasciamolo
ai passi lenti di chi sale per guardare la città dall’alto, agli occhi che
cercano l’orizzonte come promessa di libertà, ai ricordi che sanno trovare
posto tra i cespugli di lentisco e il canto dei gabbiani.
Perché certi luoghi non hanno bisogno di
essere trasformati: devono solo essere custoditi, come si custodisce una parola importante, pronunciata una volta sola e mai
dimenticata.


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