Seguo
con attenzione – e con crescente amarezza – la vicenda che riguarda Alessandra
Todde. E lo dico chiaramente: non mi interessa fare il tifo per una parte o per
l’altra. Non mi interessa chi ha vinto o perso le elezioni, ma il rispetto
delle regole, della verità e – soprattutto – del senso di giustizia. Ho
letto con attenzione le motivazioni del Collegio di garanzia della Corte
d’Appello di Cagliari. Non sono parole leggere: parlano di conti non aperti,
mandati mancanti, documentazione incompleta. Non è una questione politica,
è una questione tecnica, formale, ma anche morale. Perché la trasparenza
in una campagna elettorale non è una scocciatura burocratica: è la base della
fiducia. È ciò che ci permette di credere che il voto sia libero, pulito, e che
tutti – proprio tutti – giochino con le stesse regole. Eppure,
dall’altra parte, non posso ignorare quello che Todde sta dicendo. Il suo
ricorso alla Corte Costituzionale apre una questione enorme: chi ha davvero il
potere di far decadere una presidente eletta dal popolo sardo? Un collegio
tecnico, o il Consiglio regionale? È un conflitto sottile, ma potente,
tra giurisdizione e autonomia, tra la macchina dello Stato e la sovranità
di una Regione che ha uno statuto speciale. E
allora mi sento in mezzo. Diviso tra due verità. Da una parte il
rigore della legge, che non può piegarsi per nessuno. Dall’altra, il rispetto
per una legittimazione popolare che – volenti o nolenti – va riconosciuta. Ma
c’è qualcosa che mi pesa di più di tutto: il silenzio della politica, che
sembra usare questa vicenda solo come arma di scontro, invece di fermarsi a
riflettere sul sistema. Perché se davvero le regole sono state violate, lo si dica chiaramente e si
agisca. Ma se invece c’è un conflitto istituzionale profondo, non può
essere ridotto a una guerra di comunicati stampa. Sono
deluso. E anche un po’ stanco. Perché in questa terra, così bella e fragile,
non c’è più spazio per ambiguità, per giochi di palazzo, per opacità. O si
sceglie di essere seri fino in fondo, o tutto diventa solo teatro. Io,
da cittadino, voglio chiarezza, verità, rispetto delle regole – ma anche
rispetto del popolo sardo. Non è chiedere troppo. È chiedere giustizia.
11 luglio 2025
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