05 settembre 2025

Sardegna, dieci anni di promesse mancate: perché il PD ha lasciato morire l’industria e le piccole imprese

Dal Sulcis a Porto Torres, fino a Ottana: la Regione guidata dal PD ha parlato di piani e strategie, ma i risultati concreti sono stati pochi e tardivi. E intanto le PMI sono rimaste sole.


Non so voi, ma io di “piani strategici” in Sardegna ne ho sentiti fin troppi. Piano Sulcis, PEARS, PRRI, Accordi di Programma. Una sfilza di sigle che negli anni delle giunte regionali a guida PD avrebbero dovuto rilanciare i nostri poli industriali e dare respiro alle piccole imprese. Il problema è che i piani sono rimasti piani, mentre le fabbriche hanno chiuso e i negozi di quartiere hanno tirato giù la serranda.

La grande illusione del rilancio industriale

Ricordo bene gli annunci di Francesco Pigliaru: “riorganizzare il Piano Sulcis”, “ridare competitività con il metano”, “Portovesme e Porto Torres aree di crisi complessa”. Tutto vero, tutto scritto nei documenti ufficiali. Ma i numeri raccontano un’altra storia: 3 milioni di euro di cofinanziamento regionale in tutto, spalmati tra Portovesme e Porto Torres. Una goccia nel mare rispetto ai miliardi bruciati da decenni di crisi.

Energia, la ferita aperta

Il PEARS 2015-2030 avrebbe dovuto abbassare le bollette industriali grazie al GNL. Una promessa cruciale, perché senza energia competitiva nessun impianto può reggere. Eppure, alla fine del mandato, il gas non era arrivato. Le imprese continuavano a pagare tariffe fuori mercato, e i forni di Portovesme restavano spenti. È qui che la politica ha perso la partita: senza energia, ogni piano industriale è carta straccia.

Portovesme e Porto Torres: tempi infiniti, persone sospese

Le giunte PD hanno spinto per il riconoscimento delle aree di crisi complessa. Bene. Ma i PRRI e i relativi accordi sono diventati operativi solo nel 2020, quando Pigliaru era già a casa. Nel frattempo i lavoratori hanno vissuto di cassa integrazione, appesi a promesse di rilancio sempre rimandate. È come se la politica avesse preso tempo, mentre i cittadini perdevano anni di vita.

Ottana, l’occasione persa

Nel 2018, quasi in scadenza di mandato, la Regione ha chiesto di riconoscere Ottana come area di crisi complessa. Una mossa tardiva, dopo vent’anni di declino. Risultato: nessun vero progetto, nessuna reindustrializzazione. Solo un’altra pagina di burocrazia in più da archiviare.

E le piccole imprese? Dimenticate

In tutto questo, il tessuto delle PMI e dell’artigianato, che fa il 99% del sistema produttivo sardo, è rimasto nell’ombra. Nessuna misura mirata, nessuna strategia concreta per innovare, fare rete o esportare. Le statistiche parlano chiaro: saldo delle imprese quasi fermo, credito che cala, produttività bassa. La Regione guardava ai grandi poli in agonia, ma ignorava la miriade di piccole realtà che tengono viva l’isola.

Gli ammortizzatori: un cerotto, non una cura

Unica vera azione tangibile: le politiche sociali. Mobilità in deroga, sussidi, ammortizzatori. Sacrosanto aiutare chi perde il lavoro, ma questa non è politica industriale. È sopravvivenza, non futuro.

Il bilancio personale

Da cittadino sardo mi sento di dire che le giunte PD hanno lasciato una scia di occasioni mancate. Hanno parlato di programmazione, ma non hanno avuto il coraggio o la forza di portare a casa i risultati. Hanno acceso mille cantieri burocratici, ma lasciato spegnere le fabbriche. Hanno protetto i lavoratori con sussidi, ma non hanno costruito lavoro vero. E così oggi ci ritroviamo con un’isola piena di piani e documenti, ma vuota di prospettive. Una Sardegna dove i giovani continuano a partire e dove il lavoro resta una promessa che non arriva mai.





on venerdì, settembre 05, 2025 by Paolo Corrias | Leave a comment 

0 comments:

Posta un commento