Dal Sulcis a Porto Torres, fino a Ottana: la Regione guidata dal PD ha parlato di piani e strategie, ma i risultati concreti sono stati pochi e tardivi. E intanto le PMI sono rimaste sole.
Non so voi, ma io di “piani strategici” in Sardegna ne ho sentiti fin troppi. Piano Sulcis, PEARS, PRRI, Accordi di Programma. Una sfilza di sigle che negli anni delle giunte regionali a guida PD avrebbero dovuto rilanciare i nostri poli industriali e dare respiro alle piccole imprese. Il problema è che i piani sono rimasti piani, mentre le fabbriche hanno chiuso e i negozi di quartiere hanno tirato giù la serranda.
La grande
illusione del rilancio industriale
Ricordo bene gli annunci di Francesco Pigliaru:
“riorganizzare il Piano Sulcis”, “ridare competitività con il metano”,
“Portovesme e Porto Torres aree di crisi complessa”. Tutto vero, tutto scritto
nei documenti ufficiali. Ma i numeri raccontano un’altra storia: 3 milioni
di euro di cofinanziamento regionale in tutto, spalmati tra Portovesme e
Porto Torres. Una goccia nel mare rispetto ai miliardi bruciati da decenni di
crisi.
Energia, la
ferita aperta
Il PEARS 2015-2030 avrebbe dovuto abbassare le
bollette industriali grazie al GNL. Una promessa cruciale, perché senza energia
competitiva nessun impianto può reggere. Eppure, alla fine del mandato, il gas
non era arrivato. Le imprese continuavano a pagare tariffe fuori mercato, e i
forni di Portovesme restavano spenti. È qui che la politica ha perso la
partita: senza energia, ogni piano industriale è carta straccia.
Portovesme e
Porto Torres: tempi infiniti, persone sospese
Le giunte PD hanno spinto per il riconoscimento delle
aree di crisi complessa. Bene. Ma i PRRI e i relativi accordi sono
diventati operativi solo nel 2020, quando Pigliaru era già a casa. Nel
frattempo i lavoratori hanno vissuto di cassa integrazione, appesi a promesse
di rilancio sempre rimandate. È come se la politica avesse preso tempo, mentre
i cittadini perdevano anni di vita.
Ottana,
l’occasione persa
Nel 2018, quasi in scadenza di mandato, la Regione ha
chiesto di riconoscere Ottana come area di crisi complessa. Una mossa
tardiva, dopo vent’anni di declino. Risultato: nessun vero progetto, nessuna
reindustrializzazione. Solo un’altra pagina di burocrazia in più da archiviare.
E le piccole
imprese? Dimenticate
In tutto questo, il tessuto delle PMI e
dell’artigianato, che fa il 99% del sistema produttivo sardo, è rimasto
nell’ombra. Nessuna misura mirata, nessuna strategia concreta per innovare,
fare rete o esportare. Le statistiche parlano chiaro: saldo delle imprese quasi
fermo, credito che cala, produttività bassa. La Regione guardava ai grandi poli
in agonia, ma ignorava la miriade di piccole realtà che tengono viva l’isola.
Gli
ammortizzatori: un cerotto, non una cura
Unica vera azione tangibile: le politiche sociali.
Mobilità in deroga, sussidi, ammortizzatori. Sacrosanto aiutare chi perde il
lavoro, ma questa non è politica industriale. È sopravvivenza, non futuro.
Il bilancio
personale
Da cittadino sardo mi sento di dire che le giunte PD hanno lasciato una scia di occasioni mancate. Hanno parlato di programmazione, ma non hanno avuto il coraggio o la forza di portare a casa i risultati. Hanno acceso mille cantieri burocratici, ma lasciato spegnere le fabbriche. Hanno protetto i lavoratori con sussidi, ma non hanno costruito lavoro vero. E così oggi ci ritroviamo con un’isola piena di piani e documenti, ma vuota di prospettive. Una Sardegna dove i giovani continuano a partire e dove il lavoro resta una promessa che non arriva mai.


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