19 agosto 2025

Profeti di sventura

 

Come le opposizioni italiane hanno costruito castelli di sabbia sperando che crollassero sulla testa del Governo Meloni.


C’è una cosa che mi ha sempre colpito in questi ultimi anni: la capacità delle cosiddette opposizioni di trasformarsi in profeti del nulla. Hanno una competenza straordinaria nel prevedere catastrofi che non arrivano mai, nel disegnare scenari da apocalisse che puntualmente si rivelano illusioni, nel tentare di spaventare un popolo che invece, nonostante mille difficoltà, continua a resistere, a lavorare e a vivere. All’avvento del Governo Meloni, le Cassandre del centrosinistra – con Elly Schlein in testa, seguita da Conte, Landini e una pletora di coristi – hanno cantato la loro litania: “Sarà la fine dell’Italia. Andremo in recessione. Isolamento diplomatico. Aumento del precariato. Collasso sociale. L’Italia fuori dall’Europa”. E via dicendo, in un repertorio che somigliava più a una predica da televangelista disperato che a una seria analisi politica.

Eppure, a distanza di due anni e mezzo, i dati parlano chiaro. L’ISTAT certifica la crescita dell’occupazione e dei contratti stabili. Non lo dice un comunicato di partito, non è propaganda di Palazzo Chigi: è il principale istituto statistico italiano. Il lavoro aumenta, i contratti si stabilizzano, le previsioni nere restano appese nel vuoto come bandiere sbrindellate dopo una tempesta che non c’è mai stata. Ma gli stessi che avevano giurato di vedere il baratro dietro l’angolo continuano imperterriti, senza mai chiedere scusa, senza mai ammettere di aver sbagliato, senza mai fare un passo indietro. È questa la cifra del loro fallimento: l’incapacità totale di riconoscere la realtà quando non corrisponde ai loro desideri.

Gli stessi che urlavano al rischio di isolamento internazionale si trovano oggi costretti, malvolentieri, a fare i conti con una Presidente del Consiglio che partecipa a tutti i principali vertici europei e atlantici, che parla con i leader mondiali, che stringe accordi e che siede ai tavoli che contano. Quella che secondo loro avrebbe dovuto ridurci a una barzelletta internazionale, è oggi ascoltata, rispettata, e perfino temuta dai suoi interlocutori. Altro che isolamento: mai come oggi l’Italia è al centro del dibattito politico globale, e questo dà loro un fastidio che trasuda da ogni dichiarazione, da ogni post, da ogni intervista. Non sanno accettarlo, non vogliono ammettere che il loro racconto era una bufala.

E poi c’è la questione migratoria, il tema che per anni hanno brandito come un’arma retorica per colpire la destra. Ricordiamo bene le accuse: “Non sapranno mai gestirla. Faranno solo propaganda. Gli sbarchi esploderanno. L’Europa ci abbandonerà. Gli accordi non arriveranno mai.” Bene, oggi i numeri parlano da soli: nel 2024 l’Italia ha registrato un crollo degli arrivi del 57% e migliaia di rimpatri andati a buon fine. Non è la soluzione definitiva, certo, non è la bacchetta magica che cancella un fenomeno epocale, ma è un risultato concreto, tangibile, che smentisce anni di chiacchiere e di illusioni. E loro cosa fanno? Fingono che i numeri non esistano, li derubricano a “coincidenze”, si arrampicano sugli specchi pur di non ammettere che qualcuno ha fatto meglio di loro. È patetico, ma soprattutto è offensivo per l’intelligenza degli italiani.

E allora, caro Conte, cara Schlein, caro Landini, continuate pure a profetizzare sventure. Continuate a gridare al disastro, a prevedere crolli che non arrivano mai, a raccontare favole di paesi in rovina. Perché, paradossalmente, ogni vostra previsione negativa si trasforma in un assist involontario al Governo. Ogni vostra accusa, ogni vostra invettiva, ogni vostra condanna, diventa benzina che alimenta il motore della maggioranza. Siete i primi sponsor della Meloni senza nemmeno accorgervene.

Ma andiamo più a fondo, perché limitarsi a constatare l’errore sarebbe troppo poco. Quello che emerge in maniera lampante è un tratto culturale e politico dell’opposizione italiana: l’incapacità di elaborare un pensiero autonomo, lucido, fondato sulla realtà. Preferiscono aggrapparsi alle paure, evocare spettri, agitare fantasmi. È la logica del “tanto peggio, tanto meglio”: se l’Italia va male, possiamo tornare al potere. Non si chiedono mai cosa sia giusto per il Paese, si chiedono solo come cavalcare il malcontento. È questo che li rende pericolosi: non la loro forza, ma la loro debolezza, non la loro visione, ma la totale assenza di visione.

E guardiamo i personaggi. Elly Schlein, che parla di “condizioni materiali degli italiani” con un tono da manuale universitario, senza mai sporcarsi le mani nella realtà quotidiana delle persone. Conte, il prestanome politico di un movimento in frantumi, che vive ancora del riflesso sbiadito dei suoi giorni a Palazzo Chigi, incapace di proporre qualcosa di nuovo se non la solita litania di bonus e assistenzialismo. Landini, che confonde il sindacato con un partito e pensa che basti gridare in piazza per cambiare il mondo, ignorando che il lavoro, quello vero, chiede risposte complesse e non slogan da megafono. Tutti accomunati dalla stessa caratteristica: un vuoto siderale di idee.

La verità è che queste opposizioni hanno bisogno della catastrofe, perché senza catastrofe non hanno ragione d’essere. Hanno costruito la loro identità sull’idea che il governo di destra sia un disastro, e quando i numeri dicono il contrario vanno in tilt. È come se un illusionista fosse smascherato davanti al pubblico: non sa più che fare, e allora improvvisa, balbetta, si inventa nuove magie che però non incantano più nessuno. Ecco cosa vediamo: un’opposizione che recita male una parte scritta male, e che pretende applausi da un pubblico che ha smesso di crederle.

Intendiamoci: nessuno qui dice che il Governo Meloni sia perfetto. Ha limiti, difficoltà, errori. Ma la differenza sostanziale è che questo governo prova a fare, mentre le opposizioni si limitano a disfare, a criticare, a distruggere. E tra chi prova, anche sbagliando, e chi non fa altro che scommettere sul fallimento altrui, gli italiani scelgono il primo. Perché almeno lì c’è un tentativo, una direzione, un senso. Dall’altra parte c’è solo un coro di lamentele, un muro di no, un deserto di idee.

E allora, sì, continuate pure a dire che verrà il disastro. Continuate a gridare che l’Italia cadrà a pezzi. Continuate a sognare un crollo che non arriva mai. Più lo fate, più vi rendete ridicoli. Più insistete, più vi screditate. Più alzate la voce, più la gente vi ignora. Il futuro non si costruisce con la paura, si costruisce con il coraggio, e questa è la differenza che vi condanna all’irrilevanza.

Alla fine, il vero isolamento non è quello che avevate pronosticato per l’Italia: è il vostro. Isolati dal paese reale, isolati dai lavoratori che non vi seguono più, isolati dagli elettori che vi voltano le spalle, isolati dalla storia che vi ha già archiviato.

E il bello, se così si può dire, è che non ve ne accorgete nemmeno.

 
















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