02 agosto 2025

Quando la sinistra perde la bussola (e l’onestà intellettuale)

 


L’attacco permanente a Giorgia Meloni non è più opposizione: è solo livore ideologico

In un Paese che ha attraversato governi deboli, media compiacenti e un’opposizione sempre più disancorata dalla realtà, il dibattito pubblico si è ridotto a un tiro al bersaglio continuo contro chi oggi ha la responsabilità di governare. Giorgia Meloni ne è il bersaglio prediletto, colpita ogni giorno da una sinistra che non fa più opposizione, ma professione di disprezzo.

L’ultimo pretesto? I dazi concordati tra Unione Europea e Stati Uniti, originati sotto l’amministrazione Trump, rivisti e adattati durante quella di Biden, con cui anche l’Italia, com’è naturale in un sistema multilaterale, si confronta e si coordina. Eppure, per certa sinistra, basta questo per scatenare la solita accusa: “Meloni è subalterna a Trump”. Uno slogan, nulla più.

Ma cosa significa davvero questa accusa? È fondata su dati concreti? Sull’analisi di una strategia economica o geopolitica? No. È soltanto un modo di ribadire, a prescindere dai contenuti, che chiunque non appartenga a una certa élite culturale e politica debba essere screditato.

Il problema non è solo che la critica è sterile, ma che è diventata una forma di riflesso pavloviano. Ogni passo di questo governo, anche quelli che ottengono risultati visibili o consenso internazionale,  viene subito etichettato come regressivo, pericoloso, grottesco. Senza discussione, senza onestà.

La sinistra italiana sembra ormai incapace di riconoscere il merito altrui, anche quando si tratta di difendere interessi nazionali, posizionarsi in modo autonomo sul piano internazionale, o rispondere a una crisi migratoria ed energetica che loro stessi hanno contribuito ad aggravare.

Perché è questo il nodo centrale: dov’era tutta questa indignazione quando Giuseppe Conte, presidente del Consiglio per due governi, firmava accordi con la Cina in piena sudditanza diplomatica, o si piegava a ogni diktat dell’UE senza ottenere alcun vantaggio concreto per l’Italia? Quello stesso Conte che, non dimentichiamolo, è stato il capo di governo meno attrezzato, meno coerente e più contraddittorio dell’intera storia repubblicana.

Il governo Meloni, pur tra mille difficoltà e limiti fisiologici, ha riportato una linea di coerenza politica. Ha costruito rapporti strategici con paesi chiave, ha restituito all’Italia un profilo istituzionale chiaro, e ha dimostrato capacità di tenere il punto su dossier complicati. In politica estera si è fatta rispettare sia con Biden che con Modi, sia a Bruxelles che nel G7.

Ma per la sinistra ideologica tutto questo non conta. Ciò che conta è non perdere il monopolio del giudizio morale. Anche a costo di mistificare. Anche a costo di sembrare arroganti, rancorosi, autoreferenziali.

C’è qualcosa di profondamente tossico in questa narrazione, dove l’attacco a Meloni diventa una forma di legittimazione identitaria, più che una critica basata sui fatti. Una sinistra che si dice democratica, ma che non tollera un governo democraticamente eletto. Che si dice europeista, ma che ignora il diritto di ogni Paese di portare avanti la propria visione. Che si dice antifascista, ma che usa il fascismo come insulto universale per evitare il confronto sul merito.

Non si chiede alla sinistra di applaudire la Meloni. Si chiede, più semplicemente, di essere onesta. Di tornare a essere un’opposizione seria, non una caricatura ideologica. Di distinguere tra ciò che è sbagliato e ciò che è legittimamente diverso. Perché non tutto ciò che non piace è sbagliato, e non tutto ciò che non rientra nel proprio schema mentale è pericoloso.

Il discredito sistematico non rafforza la democrazia: la logora. E chi si ostina a negare l’evidenza di un governo che, con i suoi difetti, lavora, tiene la barra e affronta dossier lasciati marcire per anni, dimostra solo una rabbia sterile e controproducente.

Giorgia Meloni sta restituendo all’Italia un’identità politica, un’autorevolezza e una centralità internazionale che erano andate disperse. E chi non riesce nemmeno ad ammetterlo, non è alternativo: è fuori tempo massimo.

0 comments:

Posta un commento